La Dama del Lago l’ho uccisa
La mia ricerca artistica si esprime attraverso tecniche e materiali diversi: la mia innata curiosità mi
spinge a sperimentarne costantemente di nuovi. Spazio dalla pittura materica – realizzata con
stucchi, tessuti e frammenti di spartiti musicali – agli acquerelli e alle chine, fino alla scultura in
argilla e alle installazioni, quando la dimensione bidimensionale non è sufficiente a contenere la
forza del mio sentire.
Nelle mie opere prevale un linguaggio essenziale, in cui il monocromo, il minimalismo e una sottile
sensibilità orientale diventano elementi centrali della mia espressione. Il bianco e il nero mi
riconducono alla musica, parte fondamentale della mia formazione; il blu richiama l’acqua, simbolo
della matrice primordiale e della rinascita, profondamente legato alle mie radici lacustri; il rosso
evoca il corpo femminile, presenza vitale e generativa.
All’interno del mio lavoro emergono spesso, quasi inconsciamente, segni, lune, morbide curve
femminee, occhi e richiami al culto della Dea Madre e alle antiche civiltà matriarcali: simboli che
rimandano agli archetipi junghiani e a una memoria collettiva profonda.
Le tematiche che affronto nascono da uno sguardo introspettivo, ma al tempo stesso attento alle
trasformazioni del mondo contemporaneo, che cerco di interpretare attraverso il mio linguaggio
visivo.
Il mio è un percorso artistico di esplorazione interiore che non ricerca facili consensi, ma tenta di
tradurre in forma visiva un viaggio verso la consapevolezza. Mi auguro che questo cammino possa
essere percepito da chi osserva e che, riconoscendosi in esso, possa trovare una propria forma di catarsi.
Lorella è Presidente dell’Associazione “To Ergasterion” da settembre 2025.
Sito web: www.ladamadellagoart.com – Contatto Instagram: @la_dama-del-lago-art



In quest’opera metto in scena il conflitto tra un mondo esterno inquietante e uno spazio interiore che considero sacro e protetto. Un cielo blu popolato da occhi e forme ambigue suggerisce una realtà distopica fatta di controllo e perdita di libertà, esplicitata dalla parola “Distopia”.
In contrasto, una sacca color terra rossa custodisce il busto di una figura materna, protetta dai simboli della Dea Madre, come luogo primario di memoria e rifugio.
All’interno compare la parola “Utopia”, intesa come traccia di una possibilità ancora viva: una speranza che resiste nello spazio intimo e interiore come ultimo territorio di libertà.

Quest’opera nasce da un ulivo che ho donato a mio figlio in occasione del suo diciottesimo compleanno.
Dopo alcuni anni l’albero si è seccato e ho scelto di conservarlo e trasformarlo, facendone un simbolo di memoria, legame affettivo e metamorfosi.
Dipinto di blu, l’ulivo viene sottratto alla realtà per entrare in una dimensione sospesa e interiore.
Sui rami si innestano mele in argilla realizzate con tecnica raku, forme cave e ossidate attraversate da un foro scuro che richiama una presenza silenziosa e introspettiva.
Alcune sono sparse sul pavimento e una si accosta a un quaderno aperto con lo schizzo di una mela blu, creando un dialogo tra idea e materia, tra immaginazione e forma. Una mela scheggiata evoca un gesto interrotto, mai compiuto.
Il titolo dell’opera riflette una sospensione e propone una riflessione sulla negazione della colpa femminile, interrogando narrazioni che hanno storicamente associato giudizio e responsabilità al corpo e al desiderio della donna.
L’installazione intreccia memoria personale e simbolo collettivo, trasformando l’albero in un corpo sospeso tra eredità e significato.
