Mi dedico da parecchi anni alla scultura in pietra. Non so perché l’ho scelta, forse perché è quanto di più semplice c’è in natura o perché dura a lungo nel tempo o per chissà quali altri motivi. In ogni caso è di gran lunga la materia che preferisco e che più mi soddisfa. Traggo ispirazione soprattutto dalle tante figure e opere fantastiche e fantasiose del Medioevo, epoca a torto bistrattata, secoli bui che tali non sono mai stati. Si pensi all’architettura romanica e gotica, alla pittura, alla letteratura di quegli anni. Ovviamente rielaboro i temi e ci aggiungo del mio, cercando di suscitare un’emozione in me e nelle persone che guardano i miei lavori. Generalmente, a parte la mia e altrui emozione, non ho altri fini e non sono intenzionato a lasciare particolari messaggi  (anche se forse, sotto sotto, ci sono). La mia opera vuole essere un prodotto fine a sé stesso, puramente estetico: una realizzazione piacevole a vedersi, nient’altro.Uso strumenti semplicissimi, martello, scalpelli e raspe, oltre al disco diamantato che è importante specialmente per lo sbozzo iniziale. Nonostante la non più giovane età continuo con entusiasmo e gioia con “l’arte del levar le soverchio”. E cerco di non pensare troppo al fatto che “ars longa, vita brevis”.

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“Nascita di Venere” (28x14x8 – pietra ollare)
“Dama ibrida” (38x24x9 – pietra di Vico)
“Malum malum” (13x35x19 – scultura in pietra)
“Blucifero Belzeblù” (28x29x20 – scultura in pietra)

“Malum malum” – La scultura presenta le figure di Adamo ed Eva in piedi, sopra di essi si erge un serpente/drago simboleggiante il maligno che mostra loro una mela enorme invitandoli a prenderla e mangiarla. L’iconografia è la classica rappresentazione del peccato originale, niente di particolarmente innovativo, se non nel colore della mela. Il frutto è stato tinto di blu per “essere in tema” ma soprattutto per sottolineare visivamente un pericolo insito nel colore insolito (non esistono mele blu), come un avviso, un monito a non toccarla, men che meno a mangiarla, un avvertimento a non contravvenire alla prudenza e al buon senso, nonché alla ben nota proibizione divina. Il titolo del bassorilievo è “Malum malum”, esempio di paronomasia (bisticcio di due parole simili o uguali ma dal significato diverso). Malum in latino vuol dire “mela” ma anche “male”. Nel caso di specie desidero comunicare che mangiare la mela è mangiare il male, o, latu sensu, conoscere il male con le ben note terribili conseguenze. 

“Blucifero Belzeblù” – Il mio diavolo col viso tinto di blu/azzurrognolo si rifà ad antichi dipinti e mosaici famosi in cui questo colore contraddistingue sovente il maligno. Il più conosciuto è probabilmente l’affresco del giudizio universale di Giotto nella cappella degli Scrovegni, in cui appunto Satana è di colore bluastro. Prima di lui, Coppo di Marcovaldo nel mosaico del battistero di San Giovanni a Firenze raffigura i diavoli minori che torturano i dannati di colore azzurro. Nell’ancor più antico mosaico della basilica di Santa Maria Assunta di Torcello il diavolo è di color bluastro scuro. A quei tempi il blu (con il nero e il viola) era associato al lutto, alla morte, all’inferno e probabilmente anche per questo il demonio veniva dipinto di questo colore. Io personalmente ho pensato, nel realizzare la mia opera, che la colorazione cianotica (in latino cyaneus significa blu scuro, blu cupo) fosse perfetta per la mia scultura, già che la cianosi è sintomo di malattie di diversa eziologia, e per estensione, forzando un po’, può assumere un significato generico di atipicità, di anormalità, di negatività, insomma di qualcosa di oscuro, tetro, macabro… e magari pure diabolico. Vero è che il colore che ho usato è più azzurrognolo che blu ma insomma il significato sostanziale non cambia.